Forcella Ambrizzola: trekking ad anello per il Rifugio Città di Fiume

La Forcella Ambrizzola, come già abbiamo “sperimentato” nell’interessante giro della Croda da Lago, è uno dei punti più panoramici e suggestivi che possiamo avere sulla Conca Ampezzana, nonché sulle varie e, sovrastanti Dolomiti Ampezzane. Essa, dato il suo punto pressoché “strategico”, possiamo considerarla come una sorta di “spartiacque” di due zone alpine Dolomitiche completamente opposte, poiché riesce a mettere in comunicazione la conosciuta Val Fiorentina di Selva di Cadore (sud) con la Val Costeana di Cortina d’Ampezzo (nord). Mentre da quest’ultima valle, come conosciamo già, parte il classico trekking ad anello della Croda da Lago, che ci permette, infatti, di aggirare completamente questa particolare dorsale rocciosa passando obbligatoriamente per la forcella in questione, dalla Val Fiorentina, come spiegato in questo articolo, inizia un altrettanto giro medesimamente suggestivo, che ci consente di scoprire degli ulteriori scenari completamente diversi, svariati, ma, soprattutto, assai sorprendenti. Dal Rifugio Aquileia, infatti, possiamo svolgere un’escursione, sempre ad anello, che sale lungo le suggestive pendici erbose del noto Mondeval, per ammirare quindi la “fascia Ampezzana” e raggiungere, di conseguenza, la Forcella Ambrizzola, per poi scendere, successivamente, attraverso il facile sentiero che porta al Rifugio Città di Fiume, dal quale ci consente di contemplare, ulteriormente, i rilievi montuosi appartenenti rispettivamente alle Dolomiti di Zoldo e, alle Dolomiti Cadorine. Insomma, si tratta di una camminata che, in un solo giorno, riesce a comprendere una serie considerevole di monti e di scenari veramente notevoli.

I sentieri e il percorso completo per svolgere il giro

Dal Rifugio Aquileia, prendiamo le indicazioni per “Cason de le Vedele” e “Piera de l’Auta”, dalla quale, da quest’ultima, intraprendiamo il sentiero 466, che ci permette di arrivare, in sequenza, al Mondeval de Sota e de Sora; manteniamo, quindi, la direzione della Forcella Ambrizzola. Da qui, in successione, percorriamo il sentiero 436, verso Prendera, il 458, in direzione della Forcella Roan e il 467 verso, appunto, il Rifugio Città di Fiume. Continuiamo, perciò, a scendere lungo la sterrata che porta alla Malga Fiorentina, dalla quale intraprendiamo, infine, l’indicazione per far ritorno al Rifugio Aquileia.

Scheda tecnica

  • Difficoltà: E
  • Durata totale: 5.00 h
  • Tempi intermedi: 1.00 h per salire alla Piera de l’Auta, 1.30 h per raggiungere la Forcella Ambrizzola, 1.00 h per scendere alla Forcella Roan, 0.30 h per giungere al Rifugio Città di Fiume, 1.00 h per ritornare al Rifugio Aquileia
  • Dislivello complessivo: quasi 900 m
  • Lunghezza: circa 13 km
  • Punto di partenza: Rifugio Aquileia 1583 m
  • Punto d’arrivo: Rifugio Aquileia 1583 m
  • Quota massima: in prossimità della Forcella Ambrizzola 2310 m
  • Rifugi e/o bivacchi: Rifugio Città di Fiume 1918
  • Segnaletica: sentieri CAI 466, 436, 458, 467
  • Note aggiuntive: il tratto iniziale, che collega il Rifugio Aquileia alla località “Piera de l’Auta”, presenta una notevole pendenza, tuttavia non particolarmente difficile a livello tecnico; anche lo spezzone finale di traccia, che unisce la Malga Fiorentina al rifugio di partenza, richiede un minimo di attenzione, sempre per la marcata inclinazione.
  • Cartografia: Mappa – Tabacco 003, 015
  • Scarica traccia GPX

La Forcella Ambrizzola dal Rifugio Aquileia (sentiero 466)

Per effettuare il giro ad anello che sale alla panoramica Forcella Ambrizzola partendo dalla suggestiva Val Fiorentina, il punto di partenza che riteniamo, a propria discrezione, più valido è il Rifugio Aquileia, dove incontriamo, inoltre, un buon spiazzo per lasciare la propria auto. Esso è facilmente raggiungibile dalla SP 251, strada che attraversa tutta la valle e che mette in comunicazione, nel contempo, la Val Pettorina con la Val di Zoldo. Lungo la provinciale, infatti, incontriamo l’indicazione per il Rifugio Aquileia, dove percorriamo una comoda strada asfaltata, breve e non troppo stretta, che ci porta proprio direttamente al cospetto del rifugio.

Sentiero 466

Dal Rifugio Aquileia, quindi, dove non possiamo tralasciare, subito, la stupenda e maestosa vista del famoso Monte Pelmo, andiamo incontro verso le immediate indicazioni per il “Cason de le Vedele” e la “Piera de l’Auta”, dal quale le seguiamo per rincontrarle subito, facendoci così intraprendere l’effettiva traccia, già prefissata, che prosegue sulla sinistra. Da qui, dopo aver attraversato, con una certa cautela, il ruscello, cominciamo a salire, con una notevole pendenza , la traccia terrosa, sufficientemente segnalata, che si addentra nel fitto bosco di pineta de “Le Sale”. Questo, a nostra discrezione, è il tratto più impegnativo e faticoso dell’intera uscita, che ci permette di tagliare di un bel po’ il percorso, però, ovviamente, ne paghiamo in faticosità.

Esiste, tuttavia, un’alternativa a questo tratto: sempre dal Rifugio Aquileia, seguiamo le direzioni per Palui-Pescul, attraversando quindi “Le Stroppe” e giungendo, così, quasi sulla Strada Provinciale; da qui, inizia la sterrata/strada n. 466 che porta direttamente alla “Piera de l’Auta”. Si tratta, comunque, di una deviazione meno ripida, ma che allunga di un bel un po’ il percorso di andata.

Superata il marcato dislivello, la traccia si “getta” presso una larga e semplice sterrata che scende moderatamente sino ad arrivare, appunto, al ponte della località “Piera de l’Auta”. Lo attraversiamo, quindi, per incontrare, svoltando brevemente a sinistra, le indicazioni a noi riguardanti; da qui, infatti, iniziamo ad affrontare il sentiero 466, che sale le affascinanti pendici del Mondeval e arriva, di fatto, alla Forcella Ambrizzola. Saliamo con moderata inclinazione una traccia mista terrosa ben riconoscibile, non difficile, che si snoda sui piacenti prati erbosi del monte che si trova proprio alla nostra sinistra, il Mondeval, portandoci, di conseguenza, a raggiungere il primo incrocio di questo tratto, ovvero quello del Mondeval de Sota. Restiamo, quindi, ancora sul segnavia 466 che costeggia il graziosissimo Rio Cordon, per poi attraversarlo grazie ad un ponticello di tronchi, spostandoci, per forza, sulla sponda opposta.

Saliamo, ancora, una traccia ben riconoscibile terrosa, della medesima difficoltà dell’antecedente tratto, ma resa lievemente sconnessa da una certa presenza di sassi e con un’inclinazione leggermente maggiore, che ci porta a raggiungere un nuovo bivio, quello del Mondeval de Sora, dopo aver superato il piccolo, ma sempre grazioso, Rio Ambrizzola. Già nella fase di ascesa, ma adesso ancor di più, lo scenario alpino che si apre tutt’attorno ai nostri sguardi è un qualcosa che ci lascia senza fiato: già gli “scontati” rilievi montuosi fanno la sua notevole parte, ma quello che ci ammalia ancor di più è lo stupendo altopiano erboso del Mondeval, che, in contrasto, appunto, con i monti Dolomiti circostanti, crea un paesaggio veramente incantevole e coinvolgente. Ed il bello non è ancora finito!

Dall’incrocio del Mondeval de Sora, quindi, seguiamo la direzione per il nostro obiettivo, la Forcella Ambrizzola. Appena la intraprendiamo, capiamo subito dove essa si trova, quindi proseguiamo ancora sulla distinguibile traccia relativamente facile, che costeggia il Rio Ambrizzola, dalla quale, successivamente, incontriamo le indicazioni per il Rifugio Croda da Lago. Percorriamo, di conseguenza, il sentiero che svolta verso sinistra, per poi girare a destra e raggiungere, finalmente, la Forcella Ambrizzola.

Forcella Ambrizzola

La Forcella Ambrizzola, come già descritto nel trekking della Croda da Lago, è caratterizzata da una veduta panoramica a 360° veramente sensazionale. Come abbiamo detto sin dall’inizio, essa è una sorta di “spartiacque” di due fasce alpine Dolomitiche parecchio notevoli: la Val Fiorentina e la Conca Ampezzana, nonché la Val Costeana.

I rilievi e i gruppi montuosi, inoltre, che possiamo riconoscere, sono assai, che non sappiamo, addirittura, da dove partire: proviamoci! Dal versante meridionale, ovvero quello verso la Val Fiorentina, il panorama si apre verso le Dolomiti di Zoldo, con l’inconfondibile Monte Pelmo e il massiccio Civetta; verso ovest, ovviamente, il caratteristico Mondeval e l’interessante Monte Cernera. Mentre, in lontananza, graziati anche dalla giornata parecchio limpida, possiamo riconoscere chiaramente il notevole gruppo delle Pale di San Martino e, inoltre, riusciamo a notare un “timido” spicco della nota Marmolada.
Spostiamoci, quindi, con il nostro sguardo, verso nord, e anche qui è un “tripudio” di montagne. Sulla vista settentrionale quello che, indubbiamente, salta subito all’occhio è la suggestiva Conca Ampezzana, interamente circondata da una serie di gruppi montuosi che caratterizzano una considerevole fascia delle Dolomiti, appunto, Ampezzane, come quello della Croda Rossa d’Ampezzo, del Pomagagnon, del Cristallo e del Sorapiss; in maggiore lontananza, inoltre, riusciamo ad intravedere una “piccola” parte delle Dolomiti di Sesto, precisamente quella più famosa in assoluto, ovvero quella delle Tre Cime di Lavaredo.

Il giro ad anello attraverso il sentiero del Rifugio Città di Fiume

Sempre dalla Forcella Ambrizzola, iniziamo, di conseguenza, il ritorno ad anello alla Val Fiorentina passando per il conosciuto, nonché frequentato, Rifugio Città di Fiume, codesto, tuttavia, presente verso l’ultima parte della camminata. Si tratta di un sentiero relativamente facile, che scende per la Malga Prendera attraversando le rispettive pendici del Col Duro, anch’esso caratterizzato da una sommità parecchio interessante (vedi trekking cime Col Roan e Col Duro), e del Col de la Puina. Comunque, anche questo tratto di percorso, continua a regalarci degli ulteriori scenari, sempre assai splendidi e alquanto variegati.

Dalla forcella, quindi, seguiamo l’indicazione per Prendera-San Vito di Cadore, attraverso il sentiero 436 che, solo inizialmente, continua a salire lievemente, per poi iniziare a scendere con una marcata pendenza. Percorrendo, di conseguenza, prima una traccia sassosa, poi brevemente mista terrosa/erbosa, sempre relativamente non difficile, passiamo per la Forcella di Col Duro, dalla quale lo scenario frontale è innegabilmente dominato, ancor di più della salita, dal maestoso Monte Pelmo.
Da quest’ultima forcella, invece, riprendiamo ad affrontare un tratto, non particolarmente lungo, caratterizzato, però, da un fondo terroso sconnesso da una cospicua presenza di sassi, che richiede, infatti, un minimo di cautela, data anche la presenza di qualche esiguo balzo.
Codesto percorso ci porta a raggiungere la Malga Prendera, dalla quale continuiamo la nostra discesa percorrendo diritti il sentiero 458, in direzione, infatti, del Rifugio Città di Fiume. Molto interessante, da qui sino alla Forcella de la Puina, lo scenario che si sviluppa, di nuovo, intorno a noi, poiché passa dalle splendide occhiate, alle nostre spalle, sulla caratteristica dorsale rocciosa della Rocchetta di Prendera, in piacente contrasto con gli attraenti prati dell’omonima località, alle aperture “orientali” sulle contraddistinte Dolomiti Cadorine.

Il sentiero, adesso, diventa una larga sterrata relativamente facile, moderatamente scoscesa, eccetto il breve tratto che collega la Forcella di Col Roan con quella Roan, dal quale l’inclinazione lievemente aumenta, senza, però, creare relative difficoltà. Dalla Forcella Roan, invece, dove iniziamo a percorrere il segnavia 467, dobbiamo affrontare un breve spezzone di risalita, tuttavia alquanto moderato, che arriva presso un’altra forcella, quella “de la Puina”. Proprio da qui, due massi sulla sinistra ci invitano brevemente ad uscire dal tracciato principale per “atterrare” presso un largo, nonché panoramico, spiazzo erboso, dal quale, infatti, si apre una sorprendente veduta sul Gruppo del Sorapiss e sulle Dolomiti Cadorine, caratterizzate, in questo caso dalla Cima Bel Prà e, dal caratteristico Monte Antelao.

Continuiamo, quindi, la nostra discesa, sempre lungo una larga sterrata moderatamente inclinata, sino ad arrivare proprio “a ridosso” (quasi!) dell’imponente Monte Pelmo, nonché al sottostante Rifugio Città di Fiume. Lo superiamo e proseguiamo la semplice discesa sino a giungere alla Malga Fiorentina, dalla quale incontriamo, di fatto, l’indicazione per il Rifugio Aquileia. Usciamo, quindi, dal tratto principale per percorrere un sentiero che passa “alle spalle” della malga e comincia a scendere, successivamente, all’interno del bosco. In questo pezzo, dobbiamo riaffrontare una traccia terrosa tecnicamente non difficile, ma abbastanza pendente, che richiede, data l’esecuzione in discesa, un minimo di attenzione. Superato, invece, il ponte del Torrente Fiorentina, le relative difficoltà “quasi” si azzerano, percorrendo una traccia, successivamente larga, che ci conduce ad un ultimo incrocio, tralasciando, quindi, quest’ultimo e proseguendo diritti lungo la carrareccia che ci riporta direttamente al Rifugio Aquileia.

Domande frequenti (FAQ) e considerazioni finali

Il giro della Forcella Ambrizzola dal Rifugio Aquileia, nel complesso, non risulta mai particolarmente difficile, eccetto qualche tratto caratterizzato da una certa pendenza che richiede, quindi, un maggiore sforzo fisico, nonché più cautela; tuttavia, dato il dislivello complessivo abbastanza notevole, per affrontarlo è richiesto, comunque, un minimo di preparazione fisica. Le indicazioni lungo il percorso sono sempre ben presenti, stessa cosa per il tracciato, eccetto proprio il primissimo tratto che, comunque, resta sufficiente. L’esposizione, infine, è pressoché assente.

Questa camminata, a nostra discrezione, conviene svolgerla come l’abbiamo fatta noi, ovvero in senso orario, in quanto ci teniamo la parte più scoscesa in salita e all’inizio del percorso. Inoltre, svolgendola in questo verso, “rimandiamo” lo spezzone relativamente più semplice, ossia quello che scende al Rifugio Città di Fiume, nella seconda parte dell’uscita.

Il lasso di tempo ideale per svolgere questa uscita, dato che ci troviamo già nel bel mezzo delle Dolomiti, è sicuramente dalla primavera inoltrata, tenendo però traccia delle condizioni di innevamento e delle temperature, passando per la classica stagione estiva sino ad arrivare al suggestivo autunno. Nel periodo invernale, però, sempre a seconda delle condizioni del manto nevoso, l’escursione alle cime Col Roan e Col Duro partendo, comunque, dal parcheggio del Rifugio Città di Fiume, è una camminata che possiamo mettere in preventivo di svolgere anche durante l’inverno, poiché si sviluppa lungo la facile sterrata, quella che, in questa uscita, abbiamo affrontato al ritorno. Da non sottovalutare però, soprattutto per questo periodo, l’esigenza di un’idonea dotazione tecnica invernale.

La suggestiva Val Fiorentina si trova, a propria discrezione, in un punto che possiamo definire “strategico”, poiché nel raggio di un’ora d’auto circa possiamo raggiungere altrettanti luoghi interessanti che contraddistinguono questa fascia delle Dolomiti venete. Di conseguenza, i percorsi che possiamo svolgere nelle vicinanze sono, di conseguenza, un’infinita e di svariate difficoltà. Qui di seguito, comunque, ne elenchiamo tre, che, sostanzialmente, sono della medesima difficoltà della codesta uscita:

  • il giro del Monte Fertazza e del Ristoro Belvedere da Pescul, la più vicina delle tre (3,0 km dal Rifugio Aquileia), è una camminata che sicuramente merita di essere effettuata, poiché è meno impegnativa della presente, ma, soprattutto, la peculiarità di questa uscita è la sua sommità, caratterizzata, di fatto, da un sorprendente panorama a 360° che ci lascia veramente senza fiato;
  • la salita al Rifugio e Lago Coldai dal Rifugio Palafavera, è una camminata che ci porta a scoprire un angolo delle Dolomiti di Zoldo veramente caratteristico, al cospetto del maestoso massiccio del Monte Civetta; per i più allenati, inoltre, possiamo intraprendere il percorso che arriva sino al noto Rifugio Tissi, incamminandoci così proprio al di sotto delle imponenti pareti rocciose del Civetta;
  • l’escursione al Rifugio e Cima Sasso Bianco, dalle vicinanze di Alleghe, è l’uscita più impegnativa e, nel contempo, meno conosciuta delle tre, inserita, infatti, in un contesto meno caotico rispetto alle sue numerosi “concorrenti”, dove l’effettiva salita alla relativa cima ci offre, comunque, una vasta e sorprendente visione dei gruppi montuosi più notevoli della zona, tra cui, anche, la famosa Marmolada.
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